Un suicidio quasi artistico

La porta che sbatteva, finalmente.
Rimango con l’amaro in bocca, il caffè lo prendo così.

L’accendino scarico e la cenere per terra.

Il posacenere improvvisato con un bicchiere di plastica dura e dell’acqua che lo segna quasi fin metà, è sempre qualche centimetro troppo lontano, mi sporgo dalla sedia facendo arrivare la sigaretta, trattenuta tra pollice e medio, sopra il centro perfetto del bicchiere, l’indice che colpisce violentemente, quasi per ripicca, la sigaretta, il tabacco bruciato che è già passato da un pezzo per l’apparato respiratorio è lì, a mezz’aria, la gravità lo scaraventa sul bordo del bicchiere, rimbalza, cade a terra dando vita ad un suicidio quasi artistico.

“Cazzo.”

Un lieve odore di adrenalina mi trattiene dal rassegnarmi ad un’altra alba di un sole ormai fin troppo bollente, odio l’estate.

Voglio solo ciò che non posso avere e se mai potessi averlo probabilmente non lo vorrei più.

Cedo all’importanza della noia ed inizio a desiderare non mi saturi mai.

Gli obblighi riempiono le vostre giornate mentre io vorrei invertire il giorno con la notte senza dover pensare ai come, ai quando ed ai perché del giorno seguente.

Avevo trovato il finale perfetto ma l’ho dimenticato qualche istante dopo.

La mia memoria a breve termine mi ha casualmente salvato, per l’ennesima volta, d’altronde la perfezione è soggettiva quanto passeggera.

 

Luca

Non dir nulla