“Un giorno che non piove tanto”

Non ero sicuro di star scendendo le scale giuste e mi precipitai alla fine di esse per inerzia, d’altronde il cancello che dà sulla strada era aperto e non dovetti pensarci affatto.
Il bianco sporco degli scalini che risaltava in quella visione sfocata del mondo, avevo gli occhi appesantiti, feci pressione sulla terza targhetta partendo dall’alto senza neanche provare a leggerla, rimasi immobile per ore ucciso dal rumore del silenzio.
Nessun “Chi è?” prima di quel suono rude ma acuto che associai inconsciamente all’apertura del portone, altre cazzo di scale, la porta blindata semiaperta, buongiorno.

Avevo passato il pomeriggio tra le strade di Roma a fumare sigarette, camminare e ad ascoltare musica venduta sotto costo, note regalate ai passanti che rimbalzano tra mille camionette militari ed altrettanti turisti, faceva davvero caldo.

Lasciai pochi centesimi ad un uomo sulla sessantina vestito quasi per bisogno e con un cappello celeste consapevolezza, impugnava una chitarra e non faceva altro che suonare la sua vita, se ne fregava di quanti centesimi ci fossero nel fodero del suo strumento o se piacesse o meno la sua musica, non gliene importava davvero un cazzo, mi ringraziò.

Per lui sono stato un volto qualsiasi, non si ricorderà mai di me, lo ringraziai.

A qualche metro di distanza un uomo sulla trentina vestito per obbligo impugnava un mitra, era spensierato e con un cappello verde militare, se ne stava sotto una di quelle mezze tende sopra le vetrine dei negozi, all’ombra e con un cazzo di mitra in mano, chiacchierava con un collega e faceva finta di sorridere tenendo ben saldo il mitra, si era accorto lo stessi fissando, si mise quasi in posa e facendo impercettibilmente sobbalzare il suo cazzo di mitra, apparentemente per rivalsa, ruggì un disperato bisogno di far paura.

Iniziò a piovere come non faceva da tempo, corsi sotto la pioggia fino ad arrivare a casa, ero davvero molto bagnato ma non potevo che sentirmi vivo, non crederesti a quanta adrenalina si nasconda all’interno della pioggia, il cancello era aperto, scesi la scale gocciolando dai capelli, inquadrai il citofono e cercai il mio cognome anche essendo consapevole di dove si trovasse.

Salii le scale in fretta per colpa del freddo, buongiorno.

 

“Sta a piove?”

 

Luca

Un particolare grazie ad Andrea per la realizzazione del disegno.

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