Un cadavere nel Nilo

B: «Salve, lei chi è?»
N: «nessuno»
B: «Con chi desidera parlare?»

Il nero mangia gli ultimi angoli del mio cervello e io lo lascio fare. Mi sento debole. Alcune decisioni sono così cognitivamente dispendiose che poi non riesco a parlare per giorni. Figurati se potrei mai scrivere.

mi viene da ridere mentre il mio cervello piange sangue. lacrime di gioia, occhiaie intorpidite. potrò elucubrarci sopra quando saremo finalmente morti.
già m’immagino: freddo come cenere e fermo come fiamme senz’ossigeno.

Ho realmente bisogno di ossigeno o mi hanno truffato? D’altronde, non facciamo altro che essere vittime degl’output del nostro cervello. Se solo potessi nascondermi sceglierei una gabbia di Faraday, ne sono certo.

puoi fingere che il nero sia in realtà bianco soltanto se decidi di non vederci.

Mi levo la faccia se indosso il costume, d’altronde non vedo mai bei visi in brutti vestiti.

preferisci dormire in un attico piuttosto che per terra solamente perché ti è stato spiegato sia meglio essere sconsolato ma circondato d’oro che sorridente ma per davvero.

Non c’è un cazzo da sorridere nel dover infilare l’impianto elettrico negli attici degli altri. Non sorrido se non posso decidere di bagnare la mia pelle nel Nilo, a Novembre o ad Aprile. Voglio aprire gli occhi sotto gli oceani, senza che nessuno possa osservarmi.

non richiamarmi perché sono morto.

Non dir nulla