Nuclei

dove cazzo sono finite le stelle?

digrigno i denti tra cieli pluriforme mentre prendo freddo osservandomi.
insegne luminose attirano gli sguardi mia, sto tempo è malleabile, sputo sulle nuvole.

dispettoso socchiudo le palpebre nell’era dell’apparire, l’hanno definita così.
non importa a nessuno quel ch’è sotto ai tuoi cazzo di vestiti e allora mi spoglio.

prendo freddo, tanto pe’cambià.
sto gelo lo ascolti con le ossa.

immagina la futilità di un brivido, l’insignificante e infinitesimale frazione di un flusso continuo in cui i tuoi impulsi cerebrali involontari decidono per te.

ascolta la tua pelle, violino.
brividi di dopamina, muoiono subito dopo – come le api.

l’orecchio sinistro dentro una cazzo di conchiglia fredda, sole nero trafigge i cinque sensi.
brivido.

elucubriamo su futuri improbabili, nicotina e sonno.
i brividi sono tra le aurore boreali.

“una stella cadente, n’serve che te giri”

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