Nistagmo

Cenere s’infrange contro pagine colme d’inchiostro, senza neanche ch’esse siano d’accordo.
Sprofondo negli inferni di Baudelaire mentre il vento, che sorpassa la finestra da cui mi sporgo, piega le fiamme.
Fotoni sovrastanti il mio Bic nero tendono verso nulla e il sabato si finge domenica.
Annaspo nelle dimenticanze, trascurandole, non curandomene.

Cosa rimarrà nelle rete neurali mia, dei giorni trascorsi che continuamente cambiano forma?
E invece di quelle ventiquattrore in cui non darò nessun peso all’alba né al tramonto?

Ricordi ne sostituiscono altri tra i transistor della mia memoria, plasmando ordine e convinzioni.
Alternarsi d’immagini identiche, alterandone solo i colori come Andy Warhol.

Poi caffè amaro, bruciato, soffocato nella trachea.
Soffoco dolcemente, al freddo e senza fretta pensando a quanto ogni realtà voglia fingersi claustrofobica.
Anedonia discostante contrastante edonia rassicurante.

Frammento percezioni categorizzandole schematicamente, uccidendo irrazionalità per egoistica sopravvivenza.
Finalmente discosto le occhiaie, azzerando porzioni di ragionamenti obsoleti – esasperati dalle antitesi.

“Ma n’è presto?”


Luca

Non dir nulla