Mediocre costanza

Io definirei l’essere costanti: esser abituali.

Qualcuno addirittura ostenta all’abitualità, al ripetersi delle giornate aspettando il fine settimana per vedere la partita, se ne quasi vanta.
Ovviamente nella struttura della nostra società la costanza è fondamentale ma questo non esclude la mediocrità racchiusa all’interno di essa.

Quel che più non vorreste sentirvi dire è che non potete continuar a vivere soltanto in Bianco e Nero, assaporate quelle cazzo di sfumature ricercatissime, le dicotomie lasciatele a chi è convinto di dover vivere per lavorare, e non del contrario.

Nell’Antica Roma la mediocrità veniva considerata tutt’altro che negativamente, Orazio riteneva fondamentale l’essere mediocri, il tenersi ben distante da ogni estremismo ma soprattutto elogiava il viver nel presente anziché la programmazione del proprio futuro.

“Mentre stiamo parlando il tempo invidioso sarà già fuggito.
Cogli l’attimo, confidando il meno possibile nel domani.” –Orazio

Anche essendo d’accordo con il cogliere l’attimo di Orazio definisco l’essere mediocre in modo ben differente: non esser altrove che nella media, il non differenziarsi, essere l’ennesimo.

“stomacato e scoraggiato dalla mediocrità che n’assedia e n’affoga” –Leopardi

Che poi tra l’altro, diciamocelo: la costanza è una enorme rottura di cazzo se soppesata nell’insieme degli impegni e degli obblighi, io non vorrei mai dover fare la stessa identica cosa per il resto della mia vita, come penso nessuno di voi.

“tanto sicuro che in vent’anni il mutuo sarà già pagato.
Io penso che questa vita non sia la mia
se per andarmene al mare devo mettermi in malattia
apriamo un bar sulla spiaggia di d’ovunque” –Ghemon

Come fate a voler vivere una vita totalmente piatta, totalmente imposta da terzi, totalmente assente di gratificazione, totalmente non vostra.
Non siate mediocri nella costanza, non siate costanti nella mediocrità.

 

Luca

 

 

 

 

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