Maturandi 2017: Vittime Inconsapevoli di una Strategia di Marketing Scorretta

Questionario Proteo

Roma, ITIS E. Fermi
27 Marzo 2017

Inaspettatamente la classe si ritrova a dover compilare un cazzo di questionario anonimo, presentato con il nome di Questionario Proteo.

Tra gli argomenti trattati si poteva trovare il cyberbullismo, l’alimentazione vegana, le droghe leggere et simili.
L’obbiettivo del suddetto questionario era quello di raccogliere le opinioni degli studenti, per poi utilizzarle in un’analisi statistica.

Il questionario era formato da circa 70 domande, quasi un’ora e mezza a disposizione per rispondere a tutte.

Fin qui nulla di contestabile, d’altronde anche se nessuno degli studenti era al corrente di nulla, la circolare scolastica che avvertiva della somministrazione del questionario si trovava sul sito web dell’istituto – da ormai dieci giorni.

Immagine di copertina del questionario

Lezioni interrotte. Eravamo quindi obbligati a dover compilare un questionario rilasciato dalla Link Campus University – un’università privata di Roma.
Come noi, anche tutte le altre classi Quinte e Quarte avrebbero occupato le ultime due ore scolastiche mettendo delle crocette.

Qual è il problema?

È forse l’imposizione di un’indagine statistica realizzata da un’università privata, all’interno di una scuola pubblica?
Assolutamente no.

Nell’immagine seguente, potete leggere ciò che era scritto in fondo all’ultima pagina del questionario.

Ultima pagina del questionario

Durante la raccolta di dati per scopi statistici, non si necessita in alcun modo di conoscere l’identità di chi ha svolto il questionario.

Detto questo, insieme al questionario ci era stato consegnato un altro foglio.
Il foglio in questione non era spillato insieme agli altri, di conseguenza non faceva parte del questionario.

Un foglio privo di alcuna spiegazione. Il logo dell’università in alto a sinistra, seguito dai campi tipici di un qualsiasi form di registrazione.

Il foglio consegnatoci a parte

Una richiesta immotivata di dati sensibili tra cui anche il proprio numero di cellulare e l’indirizzo e-mail.

Nell’ultimo campo, era ovviamente richiesto l’inserimento del “Corso di Laurea di Interesse”.

La classe doveva essere impegnata con un questionario anonimo con fini statistici, non con una campagna di lead generation portata avanti in maniera scorretta e subdola da parte di una università privata, all’interno di una scuola pubblica.

Cos’è successo esattamente?

La lead generation è un’azione di marketing che consente di generare una lista di possibili clienti interessati ai prodotti o servizi offerti da un’azienda.

Questa operazione consiste nel trovare i clienti interessati, farsi dare i contatti dalla persona (prospect) e costruire un database che sarà utilizzato dal reparto commerciale. – Wikipedia

Converrete con me che la condivisione dei propri dati personali non può che essere facoltativa, indipendentemente dal contesto in cui avviene la richiesta.

D’altronde il foglio non obbligava ad inserire nulla, sennonché in maniera subdola, dato che era stato percepito come parte integrante del questionario.

Ma tanto gli studenti non capiscono mai un cazzo, chevvefrega.
Nell’era dei big data, l’etica professionale è morta dentro un database.

 

Luca

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