Maschere e parrucche

L’attesa che offusca la realtà.

Non riesco a capire come cazzo facciano ad ascoltare questa musica senza desiderare che i loro timpani siano ostruiti dal sangue di un imminente trauma cranico, il tempo si dilata nella confusione di un’apparente solitudine mentre il resto del mondo è seduto su una panchina a fumare ed io lì, seduto su una poltrona di finta pelle nera a pensare quanto sarebbe bello poter fumare nei luoghi chiusi come fossimo nei ’70, dannati immortali.

Mi perdo negli sguardi di sconosciuti senza riuscire a capire il perché delle loro voglie annichilite, aspettano per tutta la vita di essere compresi senza comprendere, rimangono in posa sul marciapiede mentre attendono un colpo di sonno nella corsia di destra per poi giudicare un irresponsabile schiavo di Chronos: un pirata della strada.

Questa cazzo di poltrona è più scomoda di me.

Risate di cortesia esplodono nella stanza, un brivido silenzioso mi percorre la schiena, vorrei saperne essere capace anch’io; Quelle persone sapevano di star sprofondando nella comoda irrealtà dell’ipocrisia durante quei cazzo di sorrisi o riuscivano a percepirlo soltanto i miei occhi?
Fisso le mie occhiaie nello specchio.

Se fossi nato nei ’70 adesso probabilmente il barbiere mi starebbe rasando anche se mi mancherebbero ancora 330 giorni alla leva obbligatoria, o più probabilmente al carcere, ma in quest’istante, mentre scruto narcisisticamente il mio ego riflesso, starei fumando.

L’unica certezza delle scelte irresponsabili: non saranno mai noiose.

 

Luca

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