L’asfalto all’una di agosto

Conoscevo a memoria ogni singola crepa di quella cazzo di asfalto, fredda anche di agosto.

Sarei riuscito ad evitare di calpestare ogni singola linea disegnata dal tempo ad occhi chiusi, disperso nella sabbia di una clessidra opaca, senza doverci neanche pensare.

Lo sguardo perso su di una cartina vittima di un vento bollente tra le stelle offuscate dalla luce di un lampione, frammenti di vetro incastrati a terra, una donna meravigliosa e nostalgia quanto basta.

Finii i filtri mentre raggiungevo senza più fiato il mio Io, in quel dannato istante tutto divenne evidente, il mio cervello disegnava ciò che le parole non riuscivano ad esprimere, in bianco e nero, era la prima volta che riuscivo a sentirmi davvero realizzato non essendo nient altro che me stesso, privo di freni inibitori e senza nessun cazzo di filtro, poi ne trovai un paio sotto la panchina, fumai una sigaretta e lei era lì, riuscivo a dirle ciò che lei non riusciva a spiegarsi, poi fumai l’ultima sigaretta.

Masticavamo rammarico per non annoiarci, il silenzio ti sputa il fumo negli occhi e non hai voglia di sapere che cazzo di ore sono, non t’interessa, ti piace essere capitato lì.

Il mio decadentismo ti possiede anche se non lo ammetteresti mai.

 

Luca

 

 

 

 

Non dir nulla