La fortuna è per gli sfortunati

E non c’è un cazzo da capire, sarò pazzo.

La grandine che uccide i fiori nei vasi e la meticolosità del pomeriggio.

Rinchiusi dentro casa o in mezzo a quattro finestrini umidi tra musica e frasi fatte, avete così paura del silenzio.

Le parole ci limitano, ci esasperano, ci drogano di apparenze.

Ultimamente lascio decidere la mia vita al caso, all’ispirazione, alle voglie passeggere, quelle che o soddisfi in quell’istante o non vedrai mai più, o almeno ci provo.

Carta bianca al caso, di cui siamo vittime, nell’attesa dello scorrere degli anni, delle parole slanciate da una penna, lo trovo dannatamente divertente.

Eppure ogni tanto mi sforzo di guardare quel che c’è da guardare, affacciato dal balcone, ma non vedo mai nulla che non affoghi nel suo stesso vomito, scorgo fuori ed ho bisogno di aria, di un calcio sull’addome, d’irrazionalità.

Vivo di abitudini ma odio l’abitualità.

“O voi er caffè?”

 

Luca

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