InterCityNotte 795

 

22:22, Roma Tiburtina, un pianoforte regala melodie malinconiche ai passanti senza preoccuparsi se abbiano anche loro voglia di tristezza, io ne avevo.

in viaggio su un treno che squarcia la notte, probabilmente riuscirò a vedere l’alba dal finestrino, o forse dalla spiaggia, penso fumerò in bagno fingendo di non aver letto del divieto, mancano ancora quattro ore, sono le 2:15, fino a qui tutto bene.

3.00, l’odore di piscio, l’urlare frenetico del tabacco mentre smette di esistere, bussano alla porta, sarà qualcun altro in crisi d’astinenza d’altronde chi piscerebbe mai su un treno notturno, lancio la sigaretta fuori dall’unica finestra aperta tra tutti i cessi di questo treno, bussano di nuovo, poso la mia mano destra sulla maniglia, è appiccicosa, forzo verso il basso, sguardi complici.
“che c’hai da accenne?” strillò, per sopraffare il rumore dell’InterCity che scivolava sulle rotaie, biascicando per colpa della sigaretta trattenuta fra i suoi denti.
stesi il braccio e girai la rotellina, mi limitai a fissarlo senza parlare, lui si chinò verso la fiamma, ci mise qualche secondo, disse ancora qualcosa e si chiuse in bagno.

in bilico tra la voglia di essere finalmente arrivato e il non voler arrivare mai.
4:41, sdraiato a guardare la notte scorrermi davanti. tra meno di due ore dovrei scendere da questo cazzo di treno.

non dormo da circa ventuno ore e probabilmente dovrò aspettarne altre dieci prima di poterne morire almeno una, per poi ritrovarmi al posto del caffelatte: la cena.

5:59, vorrei poter chiudere gli occhi ma chi m’accompagna in queste improbabili storie: dorme.
la prossima fermata è la nostra; e se mi addormentassi anch’io?

19:37, tabacco disgustoso, caffè bruciato, non ho più sonno, siamo finalmente chiusi in camera.
fuori il tempo scorre lentamente, solo gradazioni di blu dietro la finestra, silenzio.

23:50, tutti dormono, ancora una volta, ma io non ci riesco o forse non ne ho voglia.
ricordi recenti annebbiati dalla carenza di Dimetiltriptammina.
smetto di contare le ore.
chiudo gli occhi.
muoio per un po’.

“ao ma sto caffè?”

 

Luca

Non dir nulla