FILTER TIPS

L’afa che mi opprime i polmoni mentre sono davanti quel bancone aspettando la mia colazione.
Il mormorio dei baristi mi ha saziato quasi del tutto, ringraziai i filtri sviluppati nei miei sedici anni che mi permisero di non ascoltare più nulla dopo il classico “Per te?”.

Quanto avrei voluto una sigaretta anziché quel cornetto malinconico e pieno di grigiume, eppure io gli avevo chiesto un cazzo di cornetto senza glassa, ne mangiai poco più di metà e lo buttai, non mi finii neanche il mio caffellatte: c’era troppa schiuma.

Maledii il giorno in cui iniziai a fumare il tabacco trinciato, avevo lasciato i filtri chissà dove, forse nella tasca inferiore dello zaino, così che dovetti sfamarmi per poco più di metà giornata con il fumo passivo di chiunque mi fumasse vicino.

Pranzai tardissimo ma almeno mi ero guadagnato quei trenta euro, avevamo infilato quasi 100m di terra, un noioso cavo giallo e verde, in un’appartamento a Tiburtina: una zona di merda in cui non sanno fare un caffè decente.

Finalmente a casa, controllai nello zaino ed i filtri erano dove credevo, andai a farmi una cazzo di doccia.

Mentre sfilavo il mio portafoglio nero dalla tasca posteriore dei miei jeans neri ricordai di avere nello scomparto per le monete un paio di filtri, buttati lì, ormai non ci avrei fatto proprio nulla, ne avevo una cinquantina in camera, ma quanto avrei voluto tornare in quel bar a quell’ora di merda, dopo aver mangiato quel grigio cornetto, soltanto per fumarmi quella sigaretta.

“Mortacci mia”

 

Luca

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