“Un giorno che non piove tanto”

Non ero sicuro di star scendendo le scale giuste e mi precipitai alla fine di esse per inerzia, d’altronde il cancello che dà sulla strada era aperto e non dovetti pensarci affatto.
Il bianco sporco degli scalini che risaltava in quella visione sfocata del mondo, avevo gli occhi appesantiti, feci pressione sulla terza targhetta partendo dall’alto senza neanche provare a leggerla, rimasi immobile per ore ucciso dal rumore del silenzio.
Nessun “Chi è?” prima di quel suono rude ma acuto che associai inconsciamente all’apertura del portone, altre cazzo di scale, la porta blindata semiaperta, buongiorno.

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