To the moon

Riesci ancora a distinguere i tratti del mio viso per colpa della luce riflessa da questa luna, cosa ci vedi tu, nella luna?
Da quando che ho memoria la mia risposta non è cambiata mai, niente, non ci vedo un cazzo, così mi resi conto fosse la mia freddezza a rendere vivi gli occhi tuoi, scostai la tenda per guardare la luna una volta ancora, non dissi nulla, spalancai la finestra e mentre morivo di freddo dovetti farmi offrire una di quelle sigarette lunghe e fine che non sapeva di niente, proprio come la luna mia.

Fumavo e fumavamo senza dover pensare, almeno fin quando non fosse finito il pacchetto da dieci lasciato sul pavimento.
Sperava le dicessi qualcosa ma ero troppo impegnato ad amare, quasi infastidito, quel divieto di fumare in stanza che avevamo appena violato senza pensarci troppo, stava camminando scalza, verso la doccia, quando senza voltarsi mi disse qualcosa che non ascoltai neppure, non le risposi, poi mi rimisi le scarpe mentre l’acqua che pioveva dal soffione faceva troppo rumore, egoisticamente, come se nessuno stesse ancora provando ad addormentarsi.
Piegai la maniglia verso il basso, ormai dandole le spalle, sapevo si potesse vedere la doccia anche dal corridoio se la porta scorrevole del bagno fosse stata aperta, e lo era, lasciai l’accendino sulla soglia della finestra ma me ne accorsi solo dopo aver sbattuto la porta, quando la mia mano destra arrancò in una tasca vuota, bestemmiai qualcosa sotto voce.

Un colpo secco alla porta accanto quella da dov’ero appena uscito, ci mise un po’ ad aprirsi, odore di tabacco bruciato, fumo denso come quando non l’aspiri.

L: «Ao, s’annamo a fa un giro?»
A: «Ma so le 5 de mattina, do cazzo voi annà?»
L: «Non lo so.»
A: «Ce l’hai l’accendino, sì?»

 

Luca

 

Non dir nulla