Soltanto per stare scomodi

A riscaldarmi i polmoni in stazione con delle occhiaie da Sert, umore nero come l’accendino, mio soltanto, tieni la sigaretta tra i denti e uccidimi senza parlare troppo.
Soffio via la sabbia dalla clessidra e la riempio di caffè, freddo, ghiacciato.

“Hai un accendino?”
Sbiascico un “Come no” col filtro in bocca, lei mi fissa mentre tiro fuori il tuo bic orribile, dalla tasca sinistra del giacchetto, le accendo la sigaretta che teneva tra il sorriso, non le dico un cazzo e mi allontano col tabacco già sulla cartina.
La stazione era piena di fumo e paranoie, quel lunedì.
Probabilmente il prossimo lunedì avrai già d’accendere quindi fumami addosso, senza pensarci troppo, rovinami la pelle.

Una panchina in salone soltanto per stare scomodi, un posacenere trasparente ma i pavimenti anneriti dalla cenere.

“M’hai rotto il cazzo.”
“Sticazzi.”

Non dir nulla